“Ti conviene imparare perché io non vivrò per sempre”
una raccomandazione che Tonino si sentiva ripetere ogni volta che incaricava Quinto di intrecci sempre più complessi.
Quinto Curzi era un Mastro Intrecciatore, il più bravo di Mogliano, proveniva da una famiglia di cestai intrecciatori, aveva iniziato fin da piccolissimo e aveva dedicato tutta la sua vita all’arte dell’intreccio. Il suo laboratorio era la sua vita, quello spazio vitale che lo ha accolto fino all’ultimo respiro. Per Tonino Nardi, Quinto era il Maestro, spesso si affiancava a lui per imparare i trucchi del mestiere, carpire i segreti del suo talento, inumidire il midollino, apprendere le tecniche della sua precisione certosina. Quando i suoi clienti gli commissionavano lavori particolari, lui si affidava completamente alle mani di Quinto perché erano una garanzia.
“Ti conviene imparare perché io non vivrò per sempre”: una raccomandazione che Tonino si sentiva ripetere ogni volta che incaricava Quinto di intrecci sempre più complessi. Purtroppo questa raccomandazione si rivelò presto una profezia auto-avverante: Quinto venne a mancare, mentre solerte annodava il Vimini in compagnia di Sara. Una perdita enorme, ma allo stesso tempo una presenza persistente nel cuore della famiglia Nardi. Tonino invocò il suo aiuto quando dopo la sua scomparsa dovette ingegnarsi per replicare i capolavori di Quinto ed evadere gli ordini in corso.
“Ti prego Quinto, anche se non ci sei più, guida le mie mani”.
Oggi Sara attraversa la strada custodendo tra le mani il veliero di Quinto, una maestosa riproduzione intrecciata che la famiglia Curzi le ha donato come segno di riconoscenza per la stima nutrita nei confronti del Maestro e in virtù del forte legame che li ha tenuti uniti fino alla fine dei suoi giorni.
Uno degli hobby preferiti di Quinto, infatti, era proprio quello di sbizzarrirsi in raffinati intrecci che non conoscevano limiti. Dai movimenti ipnotici delle sue mani scaturivano le forme più sorprendenti, alcuni modellini li donava a favore di iniziative volte a far conoscere le specialità dell’intreccio.
Il veliero incarna l’estro di Quinto, consegnarlo nelle mani di Sara Nardi ha significato esaudire il suo profondo desiderio di farsi accompagnare nel viaggio più importante, al
di là di quella strada che gli premeva tanto attraversare sotto la supervisione di Sara. Allo stesso tempo esprime un significato simbolico, rimettere nelle mani della famiglia Nardi il suo sapere, affinché ne siano custodi e successori della sua magistrale applicazione.
“Quinto era ineguagliabile, le sue creazione intrecciate eccezionali. Oggi mi trovo a replicare le sue meraviglie, ho imparato a riprodurre i suoi “gioielli”, spero di poter essere un suo degno erede”.